lunedì 23 gennaio 2017

Pisatela: Pater Noster, Megan Gale, Cascata

E vai con i lunedì della Pisatela! 
Una parte dell'S-TEAM (San, Alessandro "Junior", Achille "Ak", Giorgio e Daniele) torna in Pisatela. Missione: terminare la documentazione fotografica in alcuni punti interessanti lungo il Ramo della Cascata, Megan Gale ed il pozzo iniziale. 

Pozzo Pater Noster dall'alto
Ci troviamo presto (07.15) al parcheggio del casello autostradale di Spinea, carichiamo tutto in macchina di Sandro e partiamo. Dobbiamo entrare dell'ingresso "Pater Noster", ossia l'accesso alto alla grotta, dove abbiamo lasciato l'armo dalla precedente visita sul "pozzone" da 50 metri. 
L'avvicinamento non è lunghissimo, ma la neve ghiacciata lo rende un po più impegnativo del previsto, tanto che qualcuno (non si fanno nomi) rischia un paio di volte di finire a natiche per terra. 


Arrivati all'ingresso strutturiamo il "piano d'azione": io e Junior ci caliamo per primi, con la Gopro attaccata sotto al sacco, Junior si fermerà a metà corda per riprendere la mia discesa. Ne approfitto per fare un po l'ebete in corda (come al mio solito), cantando "Love will tear us apart " dei Joy Division, come fosse una canzone allegra, quasi una ballata alcolica Irlandese (maledizione a chi posta quelle cose la su Facebook di prima mattina :) ). 
Siamo sul fondo, possiamo togliere gli imbraghi e spegnere la Gopro; iniziano i preparativi per la foto della calata che Sandro farà dall'alto. Io e Junior posizioniamo le luci e ci mettiamo in posa sul fondo, Ak e Giorgio scendono. 

Pozzo Pater Noster dall'alto

Fatta la foto, si prosegue fino alla saletta che introduce in "Megan Gale", ed ogni volta penso a quanto azzeccato sia il nome di questo ramo: difficile trovare in ambiente ipogeo qualcosa di così visceralmente "erotico". Con il suo stringersi ed allargarsi, abbassarsi, bagnarsi, è ogni volta un piacere indescrivibile. Penso che percorrere Megan, fino alla Sala Faedo, sia a modo suo un atto d'amore, e mi perdo in pensieri di romanticismi sub-troglofili (e non solo). 
Usciti da Megan, siamo alla Sala Faedo, dove al ritorno ci verrà in mente, viste le condizioni dell'impermeabile di Giorgio, di fare le foto della sua "lapidazione" :) . 

Sala Faedo

Dalla Sala Faedo, che qualcuno insinua chiamarsi così perchè posizionata sotto all'omonima bruschetteria (partono fantasie collettive di perforazioni verticali per collegarle direttamente), proseguiamo lungo il Ramo della Cascata, superiamo la Strettoia del Picco, che ormai ben conosciamo, ricordando la massima che dice: "una strettoia in cui si passa con il caschetto, non è una strettoia!". 
Passiamo la lunga "sala senza nome" e torniamo a fare una visita al disco (da qui in poi denominato Enterprise) a cui facciamo un paio di foto senza la mia brutta faccia a fare da contrasto con la sua bellezza, con lo scopo di rendere più evidenti le dinamiche della sua formazione. 
Facciamo foto ovunque, e questo ci porta via un bel po di tempo, ma siamo perfettamente in orario, e ci fermiamo a bivaccare in una saletta che fa da bivio con la partenza del Ramo Sinistro della Cascata. Questa volta, senza la Bianca siamo solo uomini, quindi vi lascio immaginare l'altissimo livello intellettuale delle conversazioni... 

 Lungo il Ramo della Cascata
 Lungo il Ramo della Cascata

Le condizioni pietose dei vestiti di Giorgio ci hanno ispirato la foto di gruppo odierna: la lapidazione! 
Da sinistra: Junior, Ak, Daniele, San, Giorgio al centro

Dopo questa piccola pausa, partiamo a ritroso verso l'uscita, fotografiamo una colonna in formazione con Junior come modello, "lapidiamo" Giorgio in Sala Faedo (vedi foto), poi altro orgasmo in Megan Gale e, in men che non si dica, abbiamo già su gli imbraghi, pronti a risalire il pozzo verso l'uscita. 
Salgo per primo, armato di luce di profondità e con Giorgio al seguito. Arrivati al frazionamento, Giorgio prosegue fino quasi all'uscita, dove si ferma per evitare il freddo esterno, ed io mi posiziono a picco sopra il pozzo, con il sedere che penzola allegramente sopra 50 metri di vuoto. Iniziano a risalire Junior, con la fida Gopro, ed Ak, e quando sono circa a metà corda iniziamo i preparativi per la foto della risalita. Guardo giù, contemplo il vuoto del pozzo, e sono contento... lo desideravo tanto e lì ero esattamente nella posizione in cui avrei voluto essere, e me lo godevo tutto quel vuoto. Sono talmente contento che, pervaso dalla volontà di tenere alto il morale della truppa in una risalita semplice ma stancante, canto come un fringuello (impallinato). 
Ad un certo punto Sandro grida "luce!" E luce fu... Dopo vari tentativi riusciamo a scattare, nel frattempo la Gopro continua (teoricamente) a riprendere. 

Il Pater Noster da sotto

Fatta la foto raggiungo Giorgio verso l'uscita, per aspettare che Ak e Junior risalgono, e mi rendo conto che a stare fermo tutto quel tempo mi sono ben raffreddato, anche perchè ero stranamente distratto, e mi sono bagnato decisamente più del necessario. 
Usciamo e ci mettiamo a fare trazioni e sollevamenti sul ramo di un albero, aspettando che gli altri riemergano, ma non mi scaldo, quindi opto per una camminata. Tornato all'ingresso trovo gli altri intenti a fare su le corde, ci carichiamo tutto in spalla e torniamo verso la macchina, cambiando sentiero rispetto a quello di avvicinamento. Fa freddo, ma uno spiazzo erboso ancora al sole pare il posto più meraviglioso del mondo per cambiarsi, e la grappa di Giorgio scalda gli animi di tutti. 
La giornata si conclude al bar bruschetteria Faedo, dove arriviamo non da sotto, ma dalla strada normale, bruschetta per tutti, caraffa di birra (io prendo un thè, da vero gentleman) e gran finale con bruschetta nutella e mascarpone che ci fa recuperare tutte la calorie bruciate nella giornata. 


Al ritorno, in autostrada, si parla poco e qualcuno dorme di gusto, con la solita malinconia della riemersione, che però è mitigata dalla consapevolezza di aver aggiunto ancora qualche ricordo piacevole in più alle nostre memorie, e che sono proprio i ricordi di queste esperienze (parlo del mio caso specifico) ad aiutarci ogni giorno, riaffiorando nei momenti bui, come il calore di una luce nell'oscurità di quelle "strettoie" metaforiche che dobbiamo affrontare quotidianamente. 
Per chiarire quel "teoricamente" riguardo alle riprese della Gopro, riporto la conversazione whatzapp tra me e Sandro del giorno dopo: 
IO: Riesci a passarmi il video che abbiamo fatto ieri io e Junior della calata nel pozzo? Vorrei averlo. 
SAN: Non avete registrato nulla! 
IO: Come?! 
SAN: Avete attivato la modalità foto involontariamente. Sia in salita che in discesa, maledizione!!! IO: E foto? 
SAN: Pozzo, non male dai. 
Pisatela, aspettaci, ci toccherà ritornare! :) 

Daniele Marton, S-TEAM, "Nel Ventre della Madre"

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