domenica 19 aprile 2015

Buso del Vento 4

Ore 7.00 suona la sveglia, mi alzo, faccio colazione, riempio lo zaino, accendo la vespa e via!
Primo punto di ritrovo alle 8.00 a casa Sedran a Mira con Sandro, Simona e Lara, ma prima… foto di rito col vespino sulla riviera del brenta!
Ci dirigiamo quindi verso Malo per l’obbligatoria e tradizionale seconda colazione, riunito tutto il team andiamo a parcheggiare le auto, ci cambiamo e scattiamo la foto di gruppo prima che il fango (a quanto dicono ce ne sarà molto in questa grotta) ci faccia desistere dall'usare le macchinette!
Dopo una decina di minuti di camminata nel bosco arriviamo all'ingresso e dopo qualche metro di percorso eccola… la Fangazza!!! Le nostre tute iniziano a cambiare colore e diventiamo tutti “un esercito di guerrieri di terracotta”! Passata la prima serie di strettoie la grotta si allarga e Giulio inizia a fare qualche scatto. Lo scopo dell’uscita di oggi è infatti aiutare Giulio nelle foto d’ambiente e Junior (io) per quanto riguarda le macro ai fiori di gesso che si trovano al termine del ramo attivo.
Tutto sembra procedere tranquillamente quando ad un certo punto… PLAF! La macchina di Giulio finisce in acqua, panico totale! Immediatamente Giulio prova ad asciugarla e farla ripartire ma sembra che ormai l’uscita fotografica sia parzialmente compromessa, ma ecco che la Nikon si riprende, anche se con qualche malfunzionamento, e riesce a lavorare, tutto ok! Si può ripartire!

 Tratto di grotta tra le due strettoie
 Bellissimo il contrasto tra la roccia vulcanica nera ed il calcare chiaro

Continuiamo la progressione con la seconda serie di strettoie più selettive, preoccupati un po’ per Tullio che non simpatizza molto per questi passaggi, ma notiamo che se la cava senza problemi anzi sembra si diverta! Grande Tullio! Infine arriviamo alla nicchia riccamente concrezionata da meravigliosi fiori di gesso, mi metto all'opera e perdo la cognizione del tempo, resterei li per ore e ore ma vengo richiamato dai miei compagni che iniziano a sentire il freddo e la noia per cui scatto le ultime foto e poi via di corsa fuori che ci aspettano le bruschette del bar Rana!



Una volta usciti siamo increduli di quanto fango ci siam portati appresso e ci mettiamo a lavar le tute e l’attrezzatura nel torrente vicino l’ingresso, sembra fatto apposta!
Concludiamo con la doverosa abbinata "Birra – Bruschetta" al bar Rana e una volta sazi e dissetati solo uno è il bisogno che emerge, una doccia! Per cui torniamo a Mira poi zaino, casco e via in vespa fino a casa!
Alessandro (Junior)

S-Team di oggi, tutti belli puliti, prima di entrare:
Tullio, Simona, Alessandro, Laura, Lara, Sandro, Giulio, Andrea

venerdì 17 aprile 2015

Galleria Adige-Garda

Questa galleria mette in comunicazione la valle del fiume Adige con il lago di Garda tra gli abitati di Mori e Torbole. E' stata ultimata nel 1959, me i lavori erano iniziati nel periodo fascista.
Il suo scopo è quello di alleggerire le piene eccezionali dell'Adige scaricando parte delle sue acque nel lago e salvando Verona da possibili inondazioni. E' il più grande canale scolmatore d'Italia ed arriva ad una portata massima di 500 m3/sec.
Essa è lunga quasi 10 km con un'inclinazione prossima all'1% e presenta un diametro medio di 8m.
Qui è possibile scaricare una brochure che illustra tutto l'impianto.
La visita è stata possibile grazie all'interessamento di Andrea Bottaro del Gruppo Speleologico "Trevisiol" di Vicenza, che si è messo in contatto con l'ente Servizio Bacini Montani della Provincia di Trento che gestisce l'impianto.
Avevamo quasi ottenuto il permesso di poterla percorrere in bici, ma all'ultimo ce lo hanno negato per motivi di sicurezza (maggiore pericolo di scivolare). L'abbiamo quindi percorsa a piedi in 4 ore e mezza, con molte pause per fare foto e mangiare. Volendo, si poteva fare pure in macchina!

 Ingresso lato Adige
Concrezionamenti multicolori sulle pareti
 Infiltrazioni
 10 km tutti così
uscita lato Garda
S-Team di oggi: Simone, Alberto, Andrea, Bruno, Federico, Sandro




sabato 4 aprile 2015

Slivarske Ponikve

Piacevolissima grotta-inghiottitoio con roccia pulita e dalle molteplici morfologie; ce la siamo proprio goduta!
La squadra è ormai quella consolidata per le grotte in terra slovena: Mauro ed Irena davanti ad armare e poi a fare eventualmente supporto alla squadra riprese composta da Massimiliano, Sandro e Simona.
Oggi non è successo niente di strano, buffo o anomalo, a parte la Scurion di Mauro che è stata difficile da gestire nelle fotografie a causa della sua eccessiva potenza. 
Lasciamo quindi parlare le immagini.

P35 da sopra

P35 dalla finestra laterale


 La bella colata situata sull'attivo, poco oltre al P35
Il laminatoio nella zona centrale della grotta

 Meandro poco prima dell'ultimo pozzetto, zona terminale

S-Team di oggi: Massimiliano, Simona, Mauro, Irena, Sandro


domenica 29 marzo 2015

Novokrajska Jama: troppa acqua

"Ambienti giganteschi con dei portali a più ingressi a cui l'Abisso Vigant fa un baffo" ecco come Mauro Kraus ci aveva presentato questa grotta; chiaro quindi che le aspettative erano altissime.
Arrivati a Novokracine, passando per la Croazia e facendo due volte la frontiera, vediamo che il torrente che entra in grotta ha una bella portata d'acqua; Mauro dice che l'ha sempre visto in secca ....
Arrivati al portale d'ingresso, il torrente vi entra con rapide e cascate costringendoci a disarrampicate e qualche armo fuori programma per cercare di stare il più possibile fuori dall'acqua.


Il lago in corrispondenza del primo portale è molto alto e Mauro arma un traverso che ci fa passare col culo a pelo dell'acqua. 
Da questo punto in poi lo scenario è grandioso: un'alta forra sotterranea illuminata da due grandi sprofondamenti del soffitto della grotta. 


Dopo la seconda finestra il torrente entra nella grotta vera e propria con un restringimento occluso da grossi massi dove Irena fa una doccia fuori programma finendo sotto una cascata.
Il lago sottostante il P5 ha livelli di almeno un metro oltre il normale e Mauro tenta un traverso dalla parte opposta a quella tradizionale (ora sotto cascata! di solito non c'è la cascata!), ma poi desiste a causa dell'acqua troppo alta.


Tornando indietro un raggio di sole illumina il fondo creando una luce veramente suggestiva.
Torneremo sicuramente; troppo bello questo posto! Grazie Mauro.

S-Team di oggi, dietro da sinistra: Massimiliano, Mauro
Davanti: Sandro, Irena, Mario, Simona



domenica 22 marzo 2015

Martinska Jama

Ed eccoci in una delle più decantate grotte della Slovenia: in molti ci avevano parlato della sua bellezza e bisognava assolutamente andare a visitarla.
Il punto GPS ce l'avevamo e pure una traccia gentilmente passata da Maurizio Maffei, ma poi alla fine si è aggregato pure Mauro Kraus, con una bella squadra al seguito, e siamo andati dietro a lui, ma con un occhio al gps-telefonino per verificare se era tutto giusto.
Effettivamente, senza gps, se non ci sei mai stato, nessuno sarebbe in grado di arrivare all'ingresso, dato che si trova in mezzo ad un bosco e senza un sentiero evidente che arriva nei pressi.


La prima parte è un'alta galleria in discesa abbastanza concrezionata, ma ormai fossile e priva d'interesse. Dopo la calata del P10 sotto la grata le dimensioni aumentano via via che si prosegue tra vari sali-scendi su colate e frane con terreno sempre molto scivoloso.
Alcuni scorci sono veramente belli e concrezionati; non ci aspettavamo ambienti così grandi, specie dopo la calata del primo scivolo di circa 30m.
La grotta diventa un gioiello superata una strettoia. Dalla parte opposta è un tripudio di concrezioni con la prosecuzione da cercare attraverso basse sale separate da cortine di colonne: stupendo.
La cavità termina con una serie di laghetti racchiusi dentro delle vasche a gours, la parte più bella e suggestiva.



Torneremo sicuramente in futuro; ci sono parecchi altri punti che meritano di essere fotografati.
Per Giulio oggi è stata la "prima volta" in una grotta del Carso e per lui, abituato solo alle cavità vicentine, è stata una goduria immensa nel vedere tutta quest'abbondanza di concrezioni.
Grazie a Mauro Kraus per averci fatto da guida ed aver armato per noi la grotta. Si è auto-ricompensato del servizio "sfruttando" le nostre luci per fare anche lui qualche foto mettendosi a fianco di Sandro.

Gruppone internazionale oggi, con speleo provenienti da Argentina, Germania, Slovenia, Trieste e Veneto. Da sinistra: Simona, Mila, Sandro (dietro), Gianni, Mauro, Rodrigo, Irena, Sandrin, Alberto (dietro), Katrin, Claudio, Giulio, Massimiliano


domenica 15 marzo 2015

Supernova

Un'altra delle grotte chiuse gestite dalla "Boegan" e cui abbiamo accesso grazie al consiglio e disponibilità del Giannetti. Organizza l'uscita "Radicio" che, sotto la supervisione di Denis, si occupa pure dell'armo.
Il P65 iniziale si divide in tre parti: la prima è un 5m su clanfe, la seconda un bel tubo ellittico 2x4 di almeno 30m e la terza su un grande camino dalle pareti concrezionate.

Alla base del pozzo la prosecuzione è su stretti passaggi in mezzo a colate con un paio di saltini da fare in corda. Risalita di circa 10m con un paio di passaggi belli stretti e poi finalmente si sbuca in ambienti più grandi e comodi.
Non siamo riusciti a percorrerla tutta dato che ci sono stati un po' di problemi nella progressione in quanto, quella che ci era stata descritta come un grande galleriona, in realtà era più simile ad una forra con sprofondamenti da armare e risalita finale non così evidente.
Anche come bellezza non abbiamo riscontrato nulla di più rispetto allo standard delle grotte in Carso pur avendo numerose piccole eccentriche. L'unica cosa straordinaria sono state le numerose concrezioni "a palla" da cui pendevano dei piccoli tubolari.




Conclusione alla grande nella Kantina di Sezana.

S-Team di oggi: "Radicio", Simona, Nadia, Denis, Donato, Sandro

sabato 7 marzo 2015

Bus del Fun

Era un bel po’ di tempo si diceva di visitare il Bus del Fun, almeno da un paio d’anni.
Questa grotta, pur essendo relativamente vicina alle zone di nostra competenza (quelle che solitamente frequentiamo), è difficile da visitare, perché l’ingresso è chiuso da un lucchetto ed è sito all’interno di una proprietà privata. Ma, come si sa, nulla è impossibile….(purchè si possa fare!!!), e dopo una “tediosa ed impegnativa” operazione organizzativa ecco che si riesce a trovare il modo di contattare le persone giuste e a fissare la fatidica data.
…e finalmente in una tiepida giornata pre-primaverile si riesce ad organizzare un gruppo di 6 persone composto da Lara, Diana, Laura, Alberto Andrea e Tullio che hanno appuntamento con un “super-speleologo montelliano” il mitico Roberto Sordi del gruppo Naturalistico del Montello.
Il sole accompagna i nostri preparativi e preliminari vari, rendendo meno complicate tutte quelle operazioni che precedono la partenza; sulle dolci colline del Montello i locali hanno appena tagliato gli alberi in grandi cataste di rami in terra. Così la vista tutto intorno è più ampia, senza gli alberi.
E’ sabato mattina e regna un silenzio tranquillo.
Nessuna gara ciclistica, nessuna gara podistica.




L’ingresso è un unico pozzo verticale di 30 mt, armato in doppia per l’occasione.
La partenza si apre e l'apertura acquista subito una forma cilindrica costituita da pietre chiare; poi il pozzo si allarga per giungere al fondo.
Fino a inizio del 1900 circa il pozzo era fonte d’acqua per gli abitanti del luogo ma dopo il collasso della vicina dolina il percorso sotterraneo dell’acqua è cambiato vuotando completamente il pozzo.
L’acqua la incontreremo più avanti nel percorso che faremo, ora di quell’invaso naturale sotterraneo è rimasto solo il fango, l’abbondantissimo fango presente in ogni dove in questa grotta. In certi punti la sua presenza è talmente forte che si ha la sensazione, alzando il piede, di avere una specie di valigia (di fango) appiccicata agli stivali.
Il fango del Montello è un fango arancione e “tenace”: si attacca come una colla agli attrezzi, agli scarponi, alla tuta e a qualsiasi cosa ne venga a contatto rendendo ogni operazione più complicata e faticosa (fotografie in particolare).
Ci vorrà un bel lavoro poi la sera a casa per ripulire l’attrezzatura!
Il percorso seguito è vario e il conglomerato scavato in forme molto “dinamiche”. In alcuni punti le pareti arancioni ricordano delle vele mosse dal vento. In altri il profilo delle gallerie ricorda quello di enormi vasi greci. In alcuni punti si cammina in strette ed alte fessure, che, verso l’alto si restringono ulteriormente.


Il conglomerato qui è fatto da ciottoli costituiti per la maggior parte da calcari e dolomie saldati da un cemento calcitico. Questo tipo di roccia è molto raro e nel nord Italia ed è visibile pressochè soltanto in questa zona.
Le nostre ginocchia e stinchi hanno anche il piacere, all’andata, di percorrere una bella condotta, inizialmente strettissima, che ci costringe a lasciare momentaneamente gli attrezzi e l’imbrago che rallenterebbero inesorabilmente il nostro procedere - per fortuna - questo percorso ha sul fondo un soffice strato di sabbia che rende la nostra progressione più confortevole. Al ritorno verrà scelto un percorso differente, che prevede, fra l’altro, bassi laminatoi bagnati che richiedono, per essere superati, la nota progressione a “passo del leopardo”.
Lungo il nostro percorso interno, abbastanza pianeggiante, c’è solo un altro punto in cui è necessario usare la corda, solo per pochi metri però…..nonostante il percorso sia principalmente orizzontale la progressione è divertentissima, sempre diversa sviluppata in una serie di passaggi che impegnano il fisico e, una volta superati, rincuorano gli animi.


La meta oggi è la Sala Pietro Moro. Per raggiungerla facciamo sosta in una sala molto vicina a questa: la Sala del Silenzio che sta più o meno a metà del percorso. Si tratta di un salone enorme (rapportato con le dimensioni tipiche degli ambienti ipogei del Montello) che ha un soffitto, che nella parte centrale è formato da conglomerato mentre lateralmente, a formare una specie di bolla, è evidentissima la presenza di uno strato roccioso costituito da roccia arenaria (sabbia fossile sedimentata resa simile alla roccia) che si sta a poco a poco sgretolando (in tempi biblici): parte dell’antico letto del Piave. La presenza di questa roccia è legata al fatto che centinaia di migliaia di anni fa, il Piave che ora scorre ad est del Montello, passava proprio di qui prima dell’innalzamento del Montello. Noi siamo proprio finiti nel suo “letto fossile". L’innalzamento del Montello è stato causato dalle forti spinte delle due faglie sottostanti che spingendo l’una contro l’altra hanno provocato l’innalzamento di quella zona di territorio costringendo il fiume a trovare una diversa strada per scendere a mare.
E’ discutendo di questo che il gruppo ha modo di consumare un rapido spuntino prima di riprendere la marcia. Il rapporto creatosi fra di noi è eccellente, ogni occasione è spunto di simpatiche battute come in queste occasioni deve essere. Tutto ciò è fantastico.
Da parte di tutti c’è forte il desiderio di ritornare in futuro a visitare questa cavità che ci ha veramente conquistati. Accompagnati da questo pensiero, riguadagniamo l’uscita. Il pozzo di 30 metri ci attende (questa volta da fare in salita).
Ora il sole ha perso la sua timidezza mattutina e ci ritroviamo tutti marroni seduti sul prato.




Qualcuno nella inutile speranza di ripulire la tuta resa “marrone” dal fango si rotola nell’erba.
Fortunatamente i gentili abitanti della casa vicina ci permettono di risciacquarci la faccia imbrattata o meglio ancora sudicia di fango.
Ciliegina sulla torta, Roberto Sordi da una vicina altura ci mostra sulla superficie erbosa il percorso ipogeo che abbiamo seguito… sotto quella stalla… sotto quel fienile… poi sotto quella casa….un silenzioso mondo buio parallelo con marchiati nella roccia i segni del passato.

(https://www.youtube.com/watch?v=0nzHPbKRtZQ )

Lara & Tullio
Foto di Diana Carratta