domenica 22 marzo 2015

Martinska Jama

Ed eccoci in una delle più decantate grotte della Slovenia: in molti ci avevano parlato della sua bellezza e bisognava assolutamente andare a visitarla.
Il punto GPS ce l'avevamo e pure una traccia gentilmente passata da Maurizio Maffei, ma poi alla fine si è aggregato pure Mauro Kraus, con una bella squadra al seguito, e siamo andati dietro a lui, ma con un occhio al gps-telefonino per verificare se era tutto giusto.
Effettivamente, senza gps, se non ci sei mai stato, nessuno sarebbe in grado di arrivare all'ingresso, dato che si trova in mezzo ad un bosco e senza un sentiero evidente che arriva nei pressi.


La prima parte è un'alta galleria in discesa abbastanza concrezionata, ma ormai fossile e priva d'interesse. Dopo la calata del P10 sotto la grata le dimensioni aumentano via via che si prosegue tra vari sali-scendi su colate e frane con terreno sempre molto scivoloso.
Alcuni scorci sono veramente belli e concrezionati; non ci aspettavamo ambienti così grandi, specie dopo la calata del primo scivolo di circa 30m.
La grotta diventa un gioiello superata una strettoia. Dalla parte opposta è un tripudio di concrezioni con la prosecuzione da cercare attraverso basse sale separate da cortine di colonne: stupendo.
La cavità termina con una serie di laghetti racchiusi dentro delle vasche a gours, la parte più bella e suggestiva.



Torneremo sicuramente in futuro; ci sono parecchi altri punti che meritano di essere fotografati.
Per Giulio oggi è stata la "prima volta" in una grotta del Carso e per lui, abituato solo alle cavità vicentine, è stata una goduria immensa nel vedere tutta quest'abbondanza di concrezioni.
Grazie a Mauro Kraus per averci fatto da guida ed aver armato per noi la grotta. Si è auto-ricompensato del servizio "sfruttando" le nostre luci per fare anche lui qualche foto mettendosi a fianco di Sandro.

Gruppone internazionale oggi, con speleo provenienti da Argentina, Germania, Slovenia, Trieste e Veneto. Da sinistra: Simona, Mila, Sandro (dietro), Gianni, Mauro, Rodrigo, Irena, Sandrin, Alberto (dietro), Katrin, Claudio, Giulio, Massimiliano


domenica 15 marzo 2015

Supernova

Un'altra delle grotte chiuse gestite dalla "Boegan" e cui abbiamo accesso grazie al consiglio e disponibilità del Giannetti. Organizza l'uscita "Radicio" che, sotto la supervisione di Denis, si occupa pure dell'armo.
Il P65 iniziale si divide in tre parti: la prima è un 5m su clanfe, la seconda un bel tubo ellittico 2x4 di almeno 30m e la terza su un grande camino dalle pareti concrezionate.

Alla base del pozzo la prosecuzione è su stretti passaggi in mezzo a colate con un paio di saltini da fare in corda. Risalita di circa 10m con un paio di passaggi belli stretti e poi finalmente si sbuca in ambienti più grandi e comodi.
Non siamo riusciti a percorrerla tutta dato che ci sono stati un po' di problemi nella progressione in quanto, quella che ci era stata descritta come un grande galleriona, in realtà era più simile ad una forra con sprofondamenti da armare e risalita finale non così evidente.
Anche come bellezza non abbiamo riscontrato nulla di più rispetto allo standard delle grotte in Carso pur avendo numerose piccole eccentriche. L'unica cosa straordinaria sono state le numerose concrezioni "a palla" da cui pendevano dei piccoli tubolari.




Conclusione alla grande nella Kantina di Sezana.

S-Team di oggi: "Radicio", Simona, Nadia, Denis, Donato, Sandro

sabato 7 marzo 2015

Bus del Fun

Era un bel po’ di tempo si diceva di visitare il Bus del Fun, almeno da un paio d’anni.
Questa grotta, pur essendo relativamente vicina alle zone di nostra competenza (quelle che solitamente frequentiamo), è difficile da visitare, perché l’ingresso è chiuso da un lucchetto ed è sito all’interno di una proprietà privata. Ma, come si sa, nulla è impossibile….(purchè si possa fare!!!), e dopo una “tediosa ed impegnativa” operazione organizzativa ecco che si riesce a trovare il modo di contattare le persone giuste e a fissare la fatidica data.
…e finalmente in una tiepida giornata pre-primaverile si riesce ad organizzare un gruppo di 6 persone composto da Lara, Diana, Laura, Alberto Andrea e Tullio che hanno appuntamento con un “super-speleologo montelliano” il mitico Roberto Sordi del gruppo Naturalistico del Montello.
Il sole accompagna i nostri preparativi e preliminari vari, rendendo meno complicate tutte quelle operazioni che precedono la partenza; sulle dolci colline del Montello i locali hanno appena tagliato gli alberi in grandi cataste di rami in terra. Così la vista tutto intorno è più ampia, senza gli alberi.
E’ sabato mattina e regna un silenzio tranquillo.
Nessuna gara ciclistica, nessuna gara podistica.




L’ingresso è un unico pozzo verticale di 30 mt, armato in doppia per l’occasione.
La partenza si apre e l'apertura acquista subito una forma cilindrica costituita da pietre chiare; poi il pozzo si allarga per giungere al fondo.
Fino a inizio del 1900 circa il pozzo era fonte d’acqua per gli abitanti del luogo ma dopo il collasso della vicina dolina il percorso sotterraneo dell’acqua è cambiato vuotando completamente il pozzo.
L’acqua la incontreremo più avanti nel percorso che faremo, ora di quell’invaso naturale sotterraneo è rimasto solo il fango, l’abbondantissimo fango presente in ogni dove in questa grotta. In certi punti la sua presenza è talmente forte che si ha la sensazione, alzando il piede, di avere una specie di valigia (di fango) appiccicata agli stivali.
Il fango del Montello è un fango arancione e “tenace”: si attacca come una colla agli attrezzi, agli scarponi, alla tuta e a qualsiasi cosa ne venga a contatto rendendo ogni operazione più complicata e faticosa (fotografie in particolare).
Ci vorrà un bel lavoro poi la sera a casa per ripulire l’attrezzatura!
Il percorso seguito è vario e il conglomerato scavato in forme molto “dinamiche”. In alcuni punti le pareti arancioni ricordano delle vele mosse dal vento. In altri il profilo delle gallerie ricorda quello di enormi vasi greci. In alcuni punti si cammina in strette ed alte fessure, che, verso l’alto si restringono ulteriormente.


Il conglomerato qui è fatto da ciottoli costituiti per la maggior parte da calcari e dolomie saldati da un cemento calcitico. Questo tipo di roccia è molto raro e nel nord Italia ed è visibile pressochè soltanto in questa zona.
Le nostre ginocchia e stinchi hanno anche il piacere, all’andata, di percorrere una bella condotta, inizialmente strettissima, che ci costringe a lasciare momentaneamente gli attrezzi e l’imbrago che rallenterebbero inesorabilmente il nostro procedere - per fortuna - questo percorso ha sul fondo un soffice strato di sabbia che rende la nostra progressione più confortevole. Al ritorno verrà scelto un percorso differente, che prevede, fra l’altro, bassi laminatoi bagnati che richiedono, per essere superati, la nota progressione a “passo del leopardo”.
Lungo il nostro percorso interno, abbastanza pianeggiante, c’è solo un altro punto in cui è necessario usare la corda, solo per pochi metri però…..nonostante il percorso sia principalmente orizzontale la progressione è divertentissima, sempre diversa sviluppata in una serie di passaggi che impegnano il fisico e, una volta superati, rincuorano gli animi.


La meta oggi è la Sala Pietro Moro. Per raggiungerla facciamo sosta in una sala molto vicina a questa: la Sala del Silenzio che sta più o meno a metà del percorso. Si tratta di un salone enorme (rapportato con le dimensioni tipiche degli ambienti ipogei del Montello) che ha un soffitto, che nella parte centrale è formato da conglomerato mentre lateralmente, a formare una specie di bolla, è evidentissima la presenza di uno strato roccioso costituito da roccia arenaria (sabbia fossile sedimentata resa simile alla roccia) che si sta a poco a poco sgretolando (in tempi biblici): parte dell’antico letto del Piave. La presenza di questa roccia è legata al fatto che centinaia di migliaia di anni fa, il Piave che ora scorre ad est del Montello, passava proprio di qui prima dell’innalzamento del Montello. Noi siamo proprio finiti nel suo “letto fossile". L’innalzamento del Montello è stato causato dalle forti spinte delle due faglie sottostanti che spingendo l’una contro l’altra hanno provocato l’innalzamento di quella zona di territorio costringendo il fiume a trovare una diversa strada per scendere a mare.
E’ discutendo di questo che il gruppo ha modo di consumare un rapido spuntino prima di riprendere la marcia. Il rapporto creatosi fra di noi è eccellente, ogni occasione è spunto di simpatiche battute come in queste occasioni deve essere. Tutto ciò è fantastico.
Da parte di tutti c’è forte il desiderio di ritornare in futuro a visitare questa cavità che ci ha veramente conquistati. Accompagnati da questo pensiero, riguadagniamo l’uscita. Il pozzo di 30 metri ci attende (questa volta da fare in salita).
Ora il sole ha perso la sua timidezza mattutina e ci ritroviamo tutti marroni seduti sul prato.




Qualcuno nella inutile speranza di ripulire la tuta resa “marrone” dal fango si rotola nell’erba.
Fortunatamente i gentili abitanti della casa vicina ci permettono di risciacquarci la faccia imbrattata o meglio ancora sudicia di fango.
Ciliegina sulla torta, Roberto Sordi da una vicina altura ci mostra sulla superficie erbosa il percorso ipogeo che abbiamo seguito… sotto quella stalla… sotto quel fienile… poi sotto quella casa….un silenzioso mondo buio parallelo con marchiati nella roccia i segni del passato.

(https://www.youtube.com/watch?v=0nzHPbKRtZQ )

Lara & Tullio
Foto di Diana Carratta

domenica 8 febbraio 2015

Ocizeljska Jama e Skamprlova Jama

E finalmente un altro fine settimana speleo-gastronomico. Stavolta in Slovenia, appena dopo il confine, zona Kozina. Siamo ben 12 persone:  da un bel po' non eravamo così in tanti.
Arrivati sabato mattina, e post-colazionati,  la prima prova da superare è la vestizione sotto un forte vento gelido, poco riparati dietro una chiesetta di campagna ai margini dell'abitato di Ocizla.
Sabato visiteremo la grotta principale del sistema Beka-Ocizla.
Nel bel pozzo a cielo aperto che incontriamo nel bosco (non c'è neve intorno) non si scende direttamente, ma un sentiero laterale, in discesa a spirale, ne raggiunge inaspettatamente la base.
Da lì una breve passeggiata e iniziano le brevi verticali su corda.
Entriamo alle 10 e mezza circa. Usciremo alle 18 circa.
I nostri "armatori" oggi fanno un lavoro a mio avviso ammirevole. Ho l'impressione che il loro sia un incarico impegnativo in alcuni punti; gli attacchi di alcuni pozzi costringono, per chi non ha “leve lunghe”, a sporgersi “a bandiera” nell'abisso.
La grotta è sempre ampia.

In alcuni punti scendendo facciamo risuonare di musiche celestiali le colate a "colonne d'organo" coi nostri scarponi. In altre verticali, solo al ritorno mi accorgerò di essere completamente sotto ad una rinfrescante cascatella: perché all'andata non ci avevo fatto caso?
In vari punti bellissime vaschette concrezionate, talvolta attive e talvolta fossili, attirano la nostra ammirazione ed i grandangol-scatti del San e i macro-scatti del Junior si fanno sempre più abbondanti.


C'è una varietà di ambienti: anche alcuni traversi su laghetti e in particolare uno su una pozza (l'unica pozza maleodorante - non ricordo di altre pozze così puzzolenti incontrate in passato) mi vede quasi finirci dentro col didietro - la mia longe corta è troppo lunga oggi..
Alla fine del percorso una spiaggia di sabbia e sale ampie dalle pareti levigate curve e sinuose - ci accolgono coi loro vari comodi tunnel.
Secondo me questa è bellezza pura.



All'uscita è buio e mentre gli altri aspettano chi disarma appena dentro dove fa meno freddo, mi metto appollaiata su un masso al freddo a guardare in su il cielo attraverso l'ogiva dell'apertura, in alto. Spenta la luce del casco, all'inizio è solo tutto nero. Poi un poco alla volta cominciano a distinguersi gli alberi che si affacciano. E dietro le stelle. via via che gli occhi si abituano, son sempre più nitide. Qualche animale ogni tanto emette i suoi versi - non saprei dire cosa sono.
Quando poi tutto il gruppo è pronto per uscire, riguadagniamo la superficie con una passeggiata notturna nel bosco. L'ostello Ocisky Ray che ci ospita è a pochi minuti di macchina da lì, caldo e confortevole.

La domenica invece si entra nella Skamprlova Jama: un bel pozzone a cielo aperto di circa 50 metri di profondità. Poi un grande salone dove entra anche la luce esterna ma già ricco di concrezioni fossili.


Seguendo rigorosamente un itinerario stabilito da fettucce collocate sul terreno (ammirevole iniziativa per impedire di andare a sporcare e rovinare tutta la grotta), si arriva ad un ramo fossile dove le concrezioni sono favolistiche.
Anche qui i tempi rilassati e di attesa a causa anche di un appannamento delle lenti della macchina fotografica ci permettono di ammirare le mastodontiche concrezioni. Colonnone multicolori si fondono e si diramano in molteplici combinazioni.
Penso che siamo fortunati a potere ammirare queste bellezze.
Il poco tempo a disposizione non consente di visitare pure l'altro ramo della grotta: torneremo.

Lara

Speleo-Team di oggi, da sx: Laura, Simona, Lara, Alberto, Sara, Massimiliano, Donato, Francesco, Miguel, Alessandro, Massimo, Sandro

domenica 11 gennaio 2015

Buso della Rana - Rami Nord e Sabbie

Da tanto tempo dovevamo tornare da queste parti per fotografare il bel Ramo delle Sabbie. Ebbene lo abbiamo fatto, ma, ahinoi, dovremo tornarci perchè non abbiamo trovato la prosecuzione e Sandro ha sbagliato l'inquadratura della foto di uno dei punti più particolari del ramo.
Siamo solo in quattro e ce la prendiamo con calma;  un ora e mezza per arrivare in Sala Snoopy e poi vai di strisciamenti nelle Malebolge. Qualche dubbio sulla diramazione da prendere, ma poi sbuchiamo nel Ramo Nord in corrispondenza della Sala Roby.
Il tratto a valle non è meritevole per far foto e così ci concentriamo sui numerosi tratti concrezionati, quasi inusuali per questa grotta.


Il Ramo delle Sabbie inizia con un'alta e stretta fessura che s'innesta nel Ramo Nord in corrispondenza del Camino dell'Eco. Segue una condotta con il fondo sabbioso e numerosi depositi di gesso sulle pareti. La risalita di blocchi di frana conduce alla bella sala in discesa che si è aperta tra due lisci specchi di faglia. Il rametto laterale, che parte sulla destra, regala una stupenda condotta elittica riccamente concrezionata coma mai si è visto nel Buso della Rana.



Tornando indietro ci rendiamo conto che i grandi ambienti dei Rami di Sala Snoopy, giù fino al sifone, non sono mai stati documentati a dovere: torneremo sicuramente per colmare la lacuna.

S-Team si oggi: Simona Sara, Massimiliano, Sandro


domenica 28 dicembre 2014

Buso della Rana - Ramo Trevisiol

Ultima uscita dell'anno dedicata al nostro grande "amore", il Buso della Rana, parecchio trascurato dopo il tour de force fatto in occasione della realizzazione delle riprese video per il documentario "Rana-Pisatela 40km".
Sembra incredibile, ma non avevamo mai documentato uno dei principali rami della grotta; l'occasione era buona anche per prendere coscienza delle difficoltà del Ramo Trevisiol in vista della gita CAI Dolo del prossimo anno.


La nevicata della sera prima ha reso magico l'ingresso della grotta: che spettacolo! Sandro scatta a raffica, ma ne pagherà le conseguenze: macchina raffreddata e, una volta in grotta, la grande differenza di temperatura tra fuori e dentro (circa 14°C) ha fatto appannare tutto costringendo a riscaldarla dentro la tuta per almeno un quarto d'ora.
Non sono tantissimi i posti meritevoli d'essere fotografati; il ramo scorre via abbastanza anonimo, ma ogni tanto regala qualche bellezza come la lunga faglia ed angoli concrezionati.




Nella Sala della Trema, mentre ci stiamo preprando a fare foto, sfioriamo la tragedia. A Donato viene a mancare il macigno su cui stava in piedi e precipita insieme ad esso. Fortunatamente il sacco speleo che ha sulle spalle gli protegge la schiena, ma non gli evita di cadere pesantemente su una chiappa. Gran botta, ma poteva andare decisamente peggio.
Conclusione come da copione: Bar Rana con tostoni, bruschette, patatine ed ottima birra.

S-foradetesta-Team di oggi: Tai Lung, Simo, Maestro Ciop. El San



domenica 21 dicembre 2014

Buso della Rana, Ramo delle Colate

Era da tanto che non tornavamo al nostro amato Buso e non eravamo più abituati all'impegno fisico che questa grotta impone durante la progressione nelle sue gallerie. Alzati, abbassati, striscia, arrampica, via a carponi, busto piegato ed ogni tanto il "contentino" di poter camminare eretti; all'arrivo in Sala Pasa eravamo tutti ben accaldati.
Dopo il Laminatoio Asciutto giriamo per accedere ai Rami di Sinistra. Oggi faremo un servizio fotografico al Ramo delle Colate, uno dei più concrezionati della Rana, ma prima ci sono delle bellissime marmitte che meritano le nostre attenzioni.



Il Ramo delle Colate è abbastanza corto e ben presto esauriamo i punti caratteristici da fotografare. Stiamo per tornare indietro e ... toh! ecco che ti spunta il Pierga! Ha visto la nostra macchina in parcheggio ed è venuto a salutarci, ma come ha fatto a trovarci se non sapeva dove avevamo intenzione di andare? "Ho annusato l'aria seguendo l'odore dell'ammorbidente dei vostri vestiti ed ho osservato le tracce che avete lasciato". Azz..!!! Vabbè che ha tirato dritto fino alla colata del Ramo Snoopy, ma poi è tornato indietro e ci ha beccato! Incredibile, lui si che è un vero "cavernicolo"! :-)
Dopo i saluti, Pierga prende e se ne va; tanto sarà fuori tra non più di 10 minuti, altro che l'ora che ci abbiamo messo noi!

Abbiamo pure rifatto una foto in Sala Pasa, ma secondo Sandro si può far meglio.

Oggi abbiamo pure esaudito il desiderio di Sandro di fotografare le due sale delle cascate, quella sul Ramo Principale e quella sull'Attivo di Destra, riprendendole dall'alto. Grazie anche alla giusta portata, sono venute fuori veramente belle.


Incredibile: oggi in Rana siamo stati gli unici ad entrare. Eh, saranno stati tutti in giro a negozi a comprare i regali per Natale. Meglio per noi!
Conclusione al meglio, e come sempre, al Bar Rana. Oggi novità: panino salsiccia, formaggio e friarelli: una delizia!
S-Team di oggi: Sandro, Giulio, Simona, Massimiliano