domenica 14 settembre 2014

Gita CAI alla Grotta del Calgeròn

La gita, organizzata per il CAI di Dolo, ha avuto una grande partecipazione grazie all'Alpinismo Giovanile del CAI di Mirano che si è aggregato con un nutrito numero di ragazzi ed adulti. In tutto eravamo in 40, di cui 16 minori.
Sul sentiero d'avvicinamento
 
  Ci si cambia davanti all'ingresso
 Il San Traghettatore
Il passaggio più divertente per i ragazzi

Le abbondanti piogge dell'ultimo periodo ci hanno costretto ad usare il canotto già sul lago dell'ingresso e poi anche sul terzo lago dove l'acqua arrivava fin quasi al petto di un adulto. tutto questo non ha fatto altro che aumentare le emozioni per i giovani speleologi.
Ci siamo divisi in due gruppi: quello dei ragazzi ha fatto solo il ramo principale fino al Lago Roner, mentre l'altro è arrivato fino al temine del tunnel di sabbia che teminava su sifone allagato.
Ci sono stati 5 "dispersi", a causa di un malinteso verbale: "andate pure avanti", si ma non "avanti" fino al termine della grotta! Fatto sta che i 5 dovevano stare con il primo gruppo e si sono persi la deviazione per le parti più fonde della grott e sono poi stati recuperati dal secondo gruppo. 
Molti dei ragazzi hanno poi smesso di arrampicare per eveitare l'acqua e si sono buttati senza farsi troppi problemi e divertendosi come matti.





Quando si vede la gioia e la contentenzza dei partecipanti, allora siamo ben felici di "perdere" qualche domenica per far provare anche gli altri le belle emozioni del fare speleologia.
S-Team di oggi: Simona, Sandro, Alessandro, Lara, Piergiorgio.
Foto: CAI Mirano

giovedì 11 settembre 2014

L'acqua che berremo - serata S-Team a Forlì


L’acqua che berremo:

Gli speleologi difendono la risorsa più preziosa.

Nell’ambito delle celebrazioni della Giornata Mondiale dell’Acqua, istituita dalle Nazioni Unite e che si svolge ogni anno dal 1992, il 22 di marzo, la Società Speleologica Italiana, il Club Alpino Italiano, con la sua Commissione Centrale per la Speleologia, la Commissione Centrale per la Tutela dell'Ambiente Montano e Federparchi hanno deciso di unire le forze e di organizzare una serie di eventi che abbiano come argomento un tema caro agli speleologi , ovvero “L’acqua che berremo”.
“L’Acqua che berremo. Gli speleologi difendono la risorsa più preziosa” questo lo slogan usato nel 2002 per una serie di manifestazioni denominate Giornate della Speleologia, organizzate nell’ambito dell’Anno Internazionale delle Montagne, e ripreso l’anno successivo in occasione dell’Anno Internazionale dell’acqua dolce.
Da sempre il mondo speleologico ha a cuore il tema dell’acqua. Questo elemento, fondamentale per la vita di tutti noi, è anche alla base della formazione delle grotte, che scava, percorre, allarga, modifica. Talvolta si ferma e si deposita andando a formare estesi acquiferi carsici, per poi ritornare alla luce come fondamentale risorsa idropotabile.
L’acqua che berremo è un titolo che guarda al futuro. Domani, le riserve idriche saranno abbondanti e di ottima qualità se noi oggi sapremo preoccuparci della loro integrità. Abbiamo bisogno di riprendere il discorso e ne dobbiamo parlare con tutti, nessuno escluso. La protezione e la salvaguardia delle acque, raccolte nelle grotte o in aree remote e impercorribili, sono compiti non affrontabili dalla sola speleologia organizzata. Tutti debbono farsene carico: i governi, la classe politica, le istituzioni i singoli cittadini.
“L'acqua che berremo” darà seguito anche al protocollo di collaborazione che CAI, SSI e Federparchi hanno firmato il primo giugno 2013 a La Spezia, per promuovere attività di ricerca e studio volte alla conservazione, tutela e conoscenza degli ambienti carsici sotterranei e superficiali.
Per questi motivi la Società Speleologica Italiana e il Club Alpino Italiano, insieme a Federparchi chiamano a raccolta le proprie risorse ed energie umane.
A cominciare dal 22 marzo ogni realtà speleologica è sollecitata ad organizzare sul proprio territorio eventi specifici, come conferenze, visite guidate, mostre che mettano al centro il tema dell’acqua.

domenica 7 settembre 2014

Buso della Neve 2

Durante le ferie d'agosto seguivamo a distanza la sequenza d'uscite degli amici di Schio che hanno portato all'apertura di un passaggio nel tappo di neve (oltre 6m in più rispetto all'anno scorso) ed all'installazione di un tubo d'accesso che dovrebbe garantire l'ingresso anche negli anni a venire.
Ci troviamo tutti a Galmarara e siamo ben 18 spelei di provenienza varia: Bassano, Rovereto, Schio, Venezia e Vicenza, cosa che consolida il fatto che ormai la speleologia si fa solo trasversalmente ai gruppi d'appartenenza.
Formiamo tre squadre: la prima dovrà armare il percorso, doppiare la calata nella Sala Zero e continuare gli scavi sotto la faglia. La seconda si occuperà della documentazione video-foto grafica; la terza inzierà la risalita di una frattura messa in evidenza dal disgelo nella Sala Mediana. Curiosi e speleoturisti si aggregheranno in ordine sparso alle varie squadre.
Rispetto a due anni fa, balza subito all'occhio la quantità di neve presente sul fondo della dolina: è quasi a raso dell'ultima cengia. Ora sul fondo della dolina si arriva sempre assicurati ad un cavo d'acciaio: buona cosa, ma il passaggio di tanti speleo ha reso la discesa fangosa e gli scalini naturali stanno sparendo.

C'infiliamo anche noi nel tubo provando per la prima volta l'esperienza dello "speleo inscatolato". Infilati i ramponi scendiamo nella Sala Mediana dove constatiamo il maggiore scioglimento dei ghiacci come verificato pure al Buso del Ghiaccio, ma pensiamo sia dovuto alla particolare stagione ricca di precipitazioni. Torneremo ad inizio estate per verificare se durante l'inverno si riformano oppure no.
Le foto di confronto, fatte più o meno dalle stesse posizioni, ci fanno notare che la massa del blocco centrale non è poi cambiata più di tanto: mancano solo stalattiti e stalagmiti.



Al fondo della sala, si nota una maggiore diminuzione e la colata che si è spezzata, segno evidente del normale movimento del ghiacciaio verso il basso.
Se invece andiamo a confrontare con le foto fatte negli anni '80 si nota che il blocco centrale di ghiaccio addirittura non esisteva! Al suo posto ci sono dei piccoli crateri causati dal gocciolamento.

Sala Mediana - Foto archivio GGS scattata negli anni '80

Facciamo anche altri scatti da posizioni differenti.

Sopra alla colata del fondo si è aperta una fessura che prima non era visibile 
e che è in corso di risalita esplorativa.


Scendiamo verso la partenza del pozzo per Sala Zero senza notare particolari variazioni nel percorso. Mentre scendiamo sentiamo che sotto hanno già iniziato a fare festa a base di manzi; ci uniamo al gruppo gustandoci un tè caldo rigenerante e poi via a far foto.
L'obbiettivo principale di questa nostra uscita era di fotografare il tappo di ghiaccio con gli speleo appesi sotto e dare le giuste proporzioni della grandiosità del fenomeno a cui ci troviamo di fronte. Questa volta Sandro ha portato via anche il teleobiettivo ed il risultato è eccezionale!



Abbiamo anche qui la possibilità di confrontare il tappo di ghiaccio con una foto fatta negli anni '80; è evidente che le variazioni in trenta anni sono minime, segno che il ghiacciaio gode di buona salute.


 
Risaliti da Sala Zero, Sandro nota un passaggio non visto da alcuno e scopre una sala riccamente adornata di concrezioni di ghiaccio che fotografa con soli due faretti a dispposizione, dato che gli altri s'erano già avviati verso l'uscita. Un'altra nicchia ad un livello più basso regala ancora meraviglie ed è così che passa un'ora senza neanche accorgesene.



All'uscita ci attende un bell'acquazzone, ma poi consente di tornare da Malga Zingarella a Malga Galmarara ripetendo il numero da circo fatto all'andata: 7 dentro e 5 appesi fuori del pickup di Flavio!
Abbiamo pure fatto le prime riprese video di un documentario che intendiamo realizzare nel corso del prossimo anno.  A breve un assaggino ....

mercoledì 3 settembre 2014

Val Maor - il video

Ecco il montaggio finale delle riprese fatte nella splendida forra della Val Maor realizzato da Massimiliano Lazzari.
Le riprese sono state fatte con due Gopro Hero 3+ e l'ausilio dei nostri illuminatori da grotta nei punti più bui (messi anche in acqua).



Riprese: Sandro Sedran, Massimiliano Lazzari
Luci: Sara Farnea, Lara Nalon, Simona Tuzzato, Alberto Rossetto, Alessandro Pittarella
Musica: Stefano Targa - "3 vs 1"

domenica 17 agosto 2014

Abisso Gallo Cedrone

Scoperta nel 2011 durante una passeggiata nei boschi sotto i Castelloni di San Marco, questa grotta sta regalando al Gruppo Trevisiol grandi emozioni e tante speranze per le future esplorazioni.
Ospiti del GGT a Malga Fossetta durante il loro campo della seconda settimana d'agosto, ci siamo fatti accompagnare in circa mezz'ora fino all'ingresso con una passeggiata nei boschi radi (da perdersi, per chi non conosce la strada!).
L'ingresso si trova lungo una delle tante spaccature parallele che tagliano il suolo di questa zona.
Ci dividiamo in due squadre: Gianky e Giulio vanno avanti per andare a vedere dove porta una risalita, mentre Simona, Claudio, Gianluca e Sandro si dedicheranno a fotografare gli ambienti.
C'infiliamo nella spaccatura che dopo il primo pozzo s'allarga e, con l'abbondante stillicidio, ci regala una bella inquadratura che sfruttiamo con il controluce.


Dopo una strettoia, allargata artificialmente, inizia la sequenza dei pozzi, uno più bello dell'altro!

Il terzo pozzo presenta un tappo di frana con un gigantesco blocco di roccia che si è incastrato a metà altezza creando un pavimento alquanto inquietante, sia a starci sopra che a starci sotto!
Il quarto è un pozzo d'arretramento dalle pareti levigate che meriterà sicuramente altre attenzioni fotografiche da sopra e con dei controluce, dato che è qualcosa di veramente spettacolare!

 Il secondo pozzo
 Il quarto pozzo

Dopo il quarto pozzo, sopra il quale superiamo Gianky e Giulio intenti nella risalita, si passa una zona molto concrezionata per poi entrare in ambienti più piccoli seguendo con piccoli salti l'incredibile lavoro di scavo fatto dal corso d'acqua. Non raggiungiamo il fondo perchè non è armato e quindi facciamo dietro-front completando il lavoro fotografico in rialita e riunendoci tutti sopra l'inquitante blocco di roccia sospeso sul terzo pozzo.

S-Team-GGT di oggi: Claudio, Simona, Gianky, Giulio, Gianluca, Sandro

domenica 10 agosto 2014

Mini-Campo-Speleo in Canin

Come ogni agosto il Monte Canin si popola di una moltitudine di speleologi che approfittano della stagione calda per organizzare dei campi speleo esplorativi.
Arriviamo a Sella Nevea sulle 8:45 e, mentre aspettiamo gli altri, ecco che passano in sequenza gli amici del:
  • "Boegan" di Trieste, che faranno base nel loro bivacco DVP
  • i monfalconesi del "Fante", che si accamperanno lungo il Foran del Muss
  • trevigiani e triestini del GTS al bivacco Procopio
  • noi, ospiti dei triestini del CAT, al bivacco Marussich
tutti sormontati da enormi zaini ricolmi, con caschetti e sacche speleo appesi ai lati.
Il panorama che ci attende in quota è decisamente insolito: tutte le conche sono ancora colme con i residui di tutta la neve che è caduta quest'inverno ed il sentiero per il Marussich presentava parecchi nevai da attraversare;  mai visto così il Canin in agosto.

Conca del Rifugio Gilberti - Sentiero verso il Marussich

Una volta arrivati e sistemati al bivacco, siamo prima andati ed ispezionare ed allargare l'ingresso di un buco soffiante (che verrà visto meglio nei giorni successivi) e poi siamo andati a trovare i "vicini di casa" al campo dei monfalconesi.
Ottima cena con carne e minestra d'orzo in busta (chissà perchè quando le mangi ai campi sono sempre ottime e a casa fanno da cagare?!) in attesa del levarsi della luna piena che però è rimasta offuscata dalle nubi.

 Campo CAT al Bivacco Marussich

Il nostro campo era circondato da un branco di stambecchi che pascolavano tranquillamente a poche decine di metri da noi (clicca qui per vedere tutte le foto agli animali). Uno spettacolo, che unito alla meraviglia del paesaggio in cui ci trovavamo, ha reso magica la nostra permanenza in questi luoghi.



Il giorno successivo era una giornata splendida; abbiamo accompagnato in grotta chi si fermava al campo e poi ce ne siamo andati sul Monte Sart dove abbiamo rinunciato alla vetta quando ci siamo trovati avvolti in infinite nuvole che risalivano dalla Val Resia. Ci siamo poi buttati in conca, porcheggiando non poco dopo la scoperta che il sentiero verso Goriuda non esisteva più, e raggiunto i monfalconesi al loro campo per poi fare un pezzo di strada assieme verso il Rifugio Gilberti.

 L'indispensabile attrezzatura da speleologo - Il bell'ingresso della grotta verso la Val Resia

Le aspettative sono state confermate: il Canin è una delle montagne più belle per uno speleologo e viverlo assieme a gente meravigliosa non ha prezzo!

https://www.flickr.com/photos/33574189@N05/sets/72157646010273367/ Clicca qui per vedere tutte le foto fatte

domenica 27 luglio 2014

Buso del Ghiaccio 2

Erano due anni che ci era rimasta la voglia di scendere al fondo di questa grotta. Questa volta però non ci siamo fatti trovare impreparati e ci siamo riforniti di tre bei chiodi da ghiaccio al magazzino della nostra sede CAI e portato dietro pure la sacca d'armo per poter piantare eventualmente anche nuovi spit.
Dopo una meravigliosa seconda colazione a Canove ci siamo avviati verso la parte alta dell'altopiano. Un tratto di sterrata prima del Monte Forno era particolarmente dissestata e Sandro, in un tornante, non ha visto una buca profondissima: l'urto violento della gomma ribassata ha lesionato il pneumatico facendoci bucare. Su il ruotino di scorta e via! Alla faccia di chi gira solo con il compressore e la bomboletta!
Dopo esserci "mussizzati" (caricati come mussi), con un'oretta di cammino siamo all'ingresso. C'è ancora un residuo di nevaio, ma si riesce a passare lo stesso sotto, senza dover armare una calata in corda.



All'interno lo stillicidio è intenso (il giorno precedente era venuta una pioggia monsonica!) e l'altezza del "lago ghiacciato" (la parte superiore del ghiacciaio) sembra leggermente più bassa del solito.
La conferma l'abbiamo affacciandoci sul saltino che dà verso il ghiacciaio interno: rispetto a due anni fa è notevolmente diminuito ed il confronto tra le due foto è eloquente.

La grande diminuzione della quantità di ghiaccio nella sala interna. Potrebbe anche essere colpa del noto riscaldamento globale terrestre, ma anche della differenza di stagione (piena estate contro autunno) e dell'eccezionale piovosità dell'estate 2014.

Indossati i ramponi ci caliamo; ovunque pozze d'acqua di fusione, anche davanti all'imbocco della salettina dove avevamo trovato i cristalli di ghiaccio subliminale; non tentiamo neanche di entrarci.
Sandro gode alla grande nel piantare i chiodi da ghiaccio (novità d'armo) per arrivare nella parte bassa con un salto di circa 6m lungo una splendida parete di ghiaccio trasparente solcato da rivoli d'acqua.


Tolti i ramponi seguiamo il bordo del ghiacciaio lungo un corridoio tra la parete che riporta in direzione dell'ingresso. Lungo il percorso si vedono i resti di una scala in legno della prima guerra e numerose ossa di animale. Dopo una trentina di metri Sandro s'infila titubante in un basso passaggio tra fondo sassoso e soffitto di ghiaccio e sbuca in una sala discendente sotto al ghiacciaio. Rassicurati, arrivano anche gli altri per fare foto e qualche ripresa video.


Incredibile come cambiano le morfologie interne del ghiacciaio; la sensazione è quella di un notevole disgelo, ma siamo in piena estate e può essere che durante l'inverno la quantità di ghiaccio torni a riformarsi. La conferma l'abbiamo dal rilievo (tratto dal libro "Dimensione Buio" di Busellato e GGS), vecchio di oltre 30 anni, in cui si vede una quantità di ghiaccio ancora minore.

Abbiamo programmato una spedizione invernale anche per poter osservare le meravigliose concrezioni che si formano grazie all'abbondante stillicidio.



Lo Speleo-Team di oggi: Massimiliano, Sara, Simona, Sandro